Decrescita e Transizione – 1° puntata

É nato da poco, a Torino, il movimento di Transition Town. Oltre alla giovane età, con il Movimento di Transizione condividiamo alcuni obiettivi e metodi, come spiega bene Cristiano Bottoni in una lettera sottoscritta dal fondatore del Movimento di Decrescita Felice, Maurizio Pallante, e pubblicata da Terranauta:

La prima volta che in Italia si è parlato delle Transition Italia (Transition Towns) è stato nel corso di un meeting organizzato dal Movimento di Decrescita Felice (…)

(…)È un fatto naturale visto che i punti comuni sono tantissimi, dalla condivisione di una certa visione del mondo attuale, all’idea che in un futuro più sobrio, etico e incentrato sui veri bisogni degli uomini si possa trovare anche quella felicità, quell’armonia d’insieme, quell’equità, quel senso di reale progresso della specie umana a cui tutti dovremmo aspirare.(…)

(…)Quello che l’esperienza delle Città di Transizione aggiunge al lavoro già compiuto fin qui da MDF è soprattutto una potente piattaforma operativa. Se MDF ha reso evidenti le ragioni che dovrebbero spingerci al cambiamento e l’auspicabilità del cambiamento stesso, il contributo della Transizione spero sarà quello di fornire formidabili strumenti per realizzarlo nella pratica.(…)

Ma in cosa consiste esattamente il Movimento di Transizione?

La Transizione è stato teorizzata da Rob Hopkins nel 2003, quando – come insegnante al Kinsale Further Education College in Irlanda – propose ai suoi studenti di immaginare la loro comunità fra vent’anni (in maniera positiva) e “tornare indietro nel tempo” a progettare un piano d’azione che potesse essere messo in atto partendo dal presente sulla base di quanto immaginato: questo approccio si chiama Energy Descent Action Planning (EDAP).

La Transizione è quindi un progetto consapevole di riorganizzazione della nostra esistenza nel passaggio dallo stato attuale di dipendenza dalle fonti energetiche fossili ad uno stato futuro di indipendenza da queste risorse grazie alla ripianificazione energetica e alla rilocalizzazione delle risorse di base della comunità.

Come spiega bene sempre Cristiano Bottoni sul suo blog,

(…) L’economia del mondo industrializzato è stata sviluppata negli ultimi 150 anni sulla base di una grande disponibilità di energia a basso prezzo ottenuta dalle fonti fossili, prima fra tutte il petrolio. Più in generale il nostro sistema di consumo si fonda sull’assunto paradossale che le risorse a disposizione siano infinite.

Le conseguenze più evidenti di questa politica sono il Global Warming e il picco delle risorse, prime tra tutte il petrolio, una combinazione di eventi dalle ricadute di portata epocale sulla vita di tutti noi. Ci sono molti altri effetti che si sommano a questi, inquinamento, distruzione della biodiversità, iniquità sociale, mancata ridistribuzione della ricchezza, ecc.

La crisi petrolifera appare però la minaccia più immediata e facilmente percepibile dalle persone. Rob intuisce che è più semplice partire da questo punto e arrivare agli altri di conseguenza, un’intuizione che è probabilmente alla base della fulminea diffusione del suo movimento. (…)

Questa è la premessa necessaria per cominciare a parlare di Transizione.

- continua –